Pratiche sleali nella filiera agroalimentare: c’è un accordo UE

Pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare: c’è un accordo UE

Il Parlamento Europeo, il Consiglio e la Commissione UE hanno raggiunto un accordo istituzionale circa la Direttiva Europea contro le pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare. Dopo diversi tentativi, si è finalmente raggiunto un accordo UE, in particolare sulla soglia minima di attuazione della Direttiva, stabilita originariamente da 50 milioni di fatturato annuo, mentre il compromesso trovato garantirebbe la protezione per le imprese fino a 350 milioni di fatturato annuo. La Direttiva impone agli Stati membri di vietare, nella filiera agroalimentare, pratiche commerciali ritenute “sleali” (inique ed immorali), come la cancellazione last minute degli ordini, i ritardi nei pagamenti ai fornitori, le modifiche unilaterali dei contratti, i mancati pagamenti ai fornitori per la merce invenduta. Le nuove regole, inoltre, dovranno essere rispettate anche dagli acquirenti di prodotti agroalimentari che hanno sede legale nei Paesi terzi, per evitare triangolazioni di centrali distributive che hanno sede legale in Stati extra-Ue.

Il compromesso istituzionale raggiunto sulla messa al bando delle pratiche commerciali sleali nel settore agroalimentare verrà validato dall’Assemblea Plenaria e dal Consiglio dei ministri dell’UE. Il via libera arriverà prima della fine dell’attuale legislatura europea, il prossimo maggio. Le lunghe e complesse trattative istituzionali per difendere i diritti dei fornitori di prodotti agroalimentari alla grande distribuzione, hanno quindi permesso di moltiplicare per sette (rispetto alla proposta iniziale della Commissione UE) la soglia minima entro la quale agricoltori e l’industria europea potranno essere tutelati dalla nuova Direttiva. Questa soglia minima potrà comunque essere alzata a livello nazionale.

E’ opportuno ricordare che le future regole UE verranno applicate a tutti i prodotti alimentari e anche a tutti quelli agricoli, compresi il florovivaismo, la mangimistica, il tabacco e il cotone, quest’ultimi inizialmente esclusi. Il rapporto tra i fornitori di prodotti agroalimentari con gli acquirenti della distribuzione viene ulteriormente rafforzato con l’obbligo di sottoscrivere contratti scritti tra le parti. In caso di mancato rispetto dei diritti è prevista la denuncia da parte del singolo o dell’Associazione di produttori nel pieno anonimato. L’accordo, che dopo anni di tentativi falliti, è stato questa volta raggiunto dopo appena otto mesi di negoziati a partire dalla presentazione della proposta da parte della Commissione Europea, prevede anche una clausola di revisione fissata a quattro anni.

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