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Secondo le elaborazioni della divisione Analisi di Mercato di EUROCREDIT BUSINESS INFORMATION, le insolvenze aziendali continueranno a crescere anche nei prossimi due anni. Le previsioni indicano un incremento del +4% nel 2026 e del +3% nel 2027, in un contesto economico ancora caratterizzato da incertezza, tensioni commerciali e condizioni di accesso al credito non sempre favorevoli.
Insolvenze aziendali: cosa aspettarsi nel 2026 e nel 2027
Le stime elaborate da EUROCREDIT BUSINESS INFORMATION evidenziano un quadro ancora complesso per le imprese a livello globale.
Tra i principali fattori che potrebbero contribuire all’aumento delle insolvenze aziendali figurano:
- il rallentamento della domanda;
- il possibile ritardo nella riduzione dei tassi di interesse;
- il permanere di condizioni finanziarie restrittive;
- le tensioni commerciali tra le principali economie mondiali;
- le persistenti incertezze geopolitiche.
In questo scenario, molte aziende potrebbero continuare a incontrare difficoltà nella gestione della liquidità e nel rispetto degli impegni finanziari.
Oltre 28.000 casi di insolvenza attesi in Italia nel biennio
Anche l’Italia potrebbe essere interessata da questa tendenza.
Secondo le previsioni, nel biennio 2026-2027 potrebbero registrarsi oltre 28.000 casi di insolvenza aziendale, con più di 14.000 situazioni critiche previste per ciascun anno.
Si tratta di numeri che confermano come la gestione del rischio di credito continuerà a rappresentare una priorità strategica per imprese, fornitori e operatori finanziari.
I settori maggiormente esposti al rischio
L’aumento delle insolvenze non colpirà tutti i comparti economici con la stessa intensità.
I settori considerati maggiormente esposti risultano essere:
- costruzioni;
- commercio al dettaglio;
- servizi.
L’Europa occidentale dovrebbe essere l’area geografica più colpita, seguita dal Nord America, con livelli di insolvenza che potrebbero raggiungere i massimi degli ultimi dieci anni.
Il ruolo dei tassi di interesse e dell’accesso al credito
Le condizioni di finanziamento continueranno a influenzare in modo significativo la solidità delle imprese.
Un irrigidimento delle condizioni di accesso al credito potrebbe accentuare le difficoltà finanziarie delle aziende più indebitate. Al contrario, la disponibilità di nuove risorse finanziarie può consentire alle imprese di rifinanziare il debito, sostenere la continuità operativa e affrontare eventuali periodi di rallentamento economico.
Particolare attenzione dovrà essere rivolta all’andamento dell’inflazione, soprattutto negli Stati Uniti, poiché eventuali pressioni inflazionistiche potrebbero rallentare ulteriormente il processo di riduzione dei tassi di interesse.
Le tensioni commerciali e i rischi geopolitici
Tra i principali fattori di rischio figura l’inasprimento delle tensioni commerciali internazionali.
Le prospettive potrebbero peggiorare qualora:
- la crescita europea risultasse più debole delle attese;
- l’area Asia-Pacifico mostrasse una minore capacità di tenuta;
- l’economia statunitense subisse un ulteriore rallentamento.
Anche il contesto geopolitico continua a rappresentare un elemento di instabilità, con i conflitti in corso tra Russia e Ucraina, le tensioni in Medio Oriente, le criticità nel Mar Cinese Meridionale e le incertezze legate a Taiwan.
Come ridurre il rischio di insolvenza dei clienti
In uno scenario caratterizzato da un aumento delle insolvenze aziendali, la prevenzione assume un ruolo sempre più importante.
Verificare preventivamente l’affidabilità commerciale dei clienti, monitorarne l’evoluzione nel tempo e adottare procedure strutturate di credit management consente di ridurre il rischio di mancati pagamenti e di limitare l’impatto delle perdite su crediti.
Per questo motivo, le attività di informazione commerciale e monitoraggio continuano a rappresentare strumenti fondamentali per le aziende che intendono proteggere il proprio patrimonio e prendere decisioni commerciali più consapevoli.
